Viaggiare non è mai abbastanza.

USA 2017: Diario di viaggio – day 2

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E’ mezzanotte quando mi sveglio, guardo l’ora e vado in bagno. Mi rimetto a letto e incredibilmente riprendo sonno subito. Mi risveglio alle 2 e di nuovo mi riaddormento immediatamente.

Toh, vuoi vedere che sta melatonina funziona?!

Alle 3.36 riapro gli occhi ma stavolta ogni residuo di sonno è scomparso, sono sveglissima!

Ma perché?? Perché non sto ancora dormendo beatamente come il cancaro vicino a me?!

Alle 3.59 lo sento girarsi, apre gli occhi e ridendo mi chiede se allora funziona sta melatonina.

“Secondo te funziona?”  Se sono sveglissima!!

Ride un altro po’, si rigira dall’altra parte e in un attimo riprende sonno. Ma cosa ho fatto io di male?!

La cosa positiva è che anche lui è più inquieto del solito e, alle 6 quando lo sbrando, non brontola più di tanto. Alla fine ha dormito 7 ore, lui!! 

Andiamo a fare colazione e facciamo conoscenza con la macchinetta dei waffle che troveremo poi praticamente in ogni altro hotel.

Con la pancia piena ci mettiamo in marcia, oggi ci aspetta un mega viaggione.

La prima tappa è il Joshua tree, per arrivarci passiamo in una strada dove siamo impressionati dall’enorme quantità di eliche eoliche presenti. In effetti c’è un vento che quasi sposta la macchina!!

 

diario di viaggio usa

 

Arriviamo al parco, mostriamo la tessera parchi dell’anno scorso e iniziamo l’esplorazione. Questo parco ci ha piacevolmente sorpreso, non ce l’aspettavamo così bello. 

 

joshua tree

 

Percorriamo la Scenic View e ogni tanto scendiamo dall’auto per qualche scatto, poi prendiamo la deviazione per Key’s View da dove si dovrebbe vedere la faglia di Sant’Andrea.

Arriviamo e, insieme alla jeep di un tour guidato che sta andando via, troviamo ad accoglierci un milione di Api.

In qualche modo però riusciamo a scendere dall’auto ed andiamo a gustarci il panorama dall’alto della collina.

 

joshua tree diario usa

 

Torniamo alla macchina ed è impossibile avvicinarsi.

La portiera di Luca è completamente ricoperta di api e pensare di riuscire a salire senza finire al pronto soccorso è pura follia.

E adesso cosa facciamo??

Sempre tenendo le dovute distanze aggiriamo la macchina e vediamo che sulla mia portiera la situazione è migliore, ci sono api ma forse da la ce la si può rischiare. D’altronde che alternative abbiamo?!

Luca si immola per la causa e finchè io lo aspetto a distanza lui si lancia nell’impresa.

Quando accende l’auto però le api iniziano a venire da me e io, non sapendo che fare, prima accelero il passo e poi inizio a correre a zig zag nel parcheggio per seminarle.

Sembro una pazza ma l’idea funziona, buona parte di loro mi lasciano in pace.

Tanto ormai sono in salvo, Luca sta arrivando in macchina. Sono già pronta a balzare nell’auto ma resto di sasso quando vedo che lui non si ferma.

Mi vuole lasciare qua in balia delle api?!

Con i finestrini aperti fa altri 2 giri nel parcheggio a tutto gas. Ma che cavolo sta facendo??

Quando finalmente si ferma io sono quasi arrivata in fondo alla strada e ho vinto la mia battaglia con le api.

Mi spiega che 3 o 4 api erano entrate nell’abitacolo e voleva che uscissero prima di farmi salire. Non voleva lasciarmi li ma evitare che mi pungessero! 

Quanto è carino?!

Entrambi indenni proseguiamo la scenic drive fino a skull rock che sembra davvero un teschio.

 

skull rock

 

Dopo le battute di Luca sul fatto che il teschio avesse qualcosa nel naso (…) proseguiamo ancora fino a raggiungere il Cholla Cactus Garden.

No, non è possibile!! Api anche qui?! Ma è un incubo!! 

In velocità scendiamo e facciamo qualche foto, non vogliamo certo ripetere l’esperienza di poco prima, c’è perfino il cartello che ci mette in guardia.

 

diario di viaggio usa

diario di viaggio usa

 

Usciamo soddisfatti dal parco e qui inizia la lunga, lunghissima strada per arrivare Tucson.

Mi sono segnata un supermercato quindi quando il navigatore ci fa uscire in un luogo che sembra dimenticato da Dio non ci preoccupiamo.

Questo almeno  finchè non arriviamo nel parcheggio del suddetto supermercato. C’è poca gente e ha un aria inquietante, mancano solo le palle  di fieno rotolanti… Ma dove siamo finiti?!  

E’pieno giorno e la pancia brontola quindi entriamo.

La delusione è grande vedendo che il supermercato sta per chiudere definitivamente e hanno tolto il reparto alimentare.

Che problemi ci sono? Affianco c’è un altro supermercato, basta andare la!!

Usciamo e entriamo nell’altro, il problema è che c’è molta puzza e tra le corsie si aggira strana gente.

E’ chiaramente un supermercato messicano visti i prodotti totalmente sconosciuti che vediamo e il parlare spagnolo degli avventori.

Per non uscire a mani vuote prendiamo una coca sigillata e ce ne andiamo alla velocità della luce.

La pancia ormai implora pietà quindi ci guardiamo e ci chiediamo se vogliamo per forza il pane fresco.

La risposta a questo punto è no, apriamo il pane da Hot Dog e il salame acquistati la sera prima e in fretta, oppressi da un caldo infernale, mangiamo i nostri panini.

Una volta finiti ripartiamo alla volta di Tucson, non è mai stato così bello lasciare il parcheggio di un supermercato.

All’altezza di Phoenix troviamo un po’ di traffico, meno male che non ci siamo arrivati nell’ora di punta.

E’ ora di sgranchire le gambe quindi, appena passata la città, usciamo e ci fermiamo in un wallmart, niente più supermercati sconosciuti per oggi.

Entriamo ed andiamo alla ricerca del frighetto. Ma come, nemmeno qui c’è?! Ce n’è uno di piccolissimo e uno di enorme, entrambi di plastica, del polistirolo nemmeno l’ombra.

Mi allontano per cercare e noto un frigo di plastica di medie dimensioni in super offerta, 13 dollari.

Chiamo Luca che lo guarda perplesso, ci pensa un pò e poi dice che il frigo è troppo grande.

Io gli rispondo che non è poi così grande, che non possiamo passare la vacanza fermandoci in tutti i supermercati in cerca del frighetto.

Lui ribadisce che è troppo grande e per rendere bene l’idea mi spiega che è talmente tanto grande che se lo faccio arrabbiare potrebbe tagliarmi a pezzi e mettermici dentro.

Ok, mi rimangio tutto, non è per niente carino ma mi ha convinto, lo prenderemo altrove.

Arriviamo a tucson e ci fermiamo in un altro wallmart.

Se qualcuno ci avesse chiesto “Cosa avete fatto oggi?! “ la risposta sarebbe stata “Visitato supermercati “. :4_joy:

Qui, alleluja, troviamo il frighetto. Identico a quello dell’anno scorso ma marchiato arizona cardinals, di bianchi nemmeno l’ombra.

Con il frighetto finalmente in nostro possesso andiamo in hotel e ci prepariamo per il tramonto al saguaro ovest.

Mamma mia, sta giornata è davvero un tour de force!! 

Meno male che non abbiamo pensato di rinunciare alla visita perché il saguaro ci è proprio piaciuto, sia la strada per arrivarci sia il parco in sè. I saguari sono enormi!!

Per rendere l’idea ho fotografato Luca che è alto 1.93 vicino al cactus. Questo è il risultato…sembra piccolo!!

 

diario di viaggio usa

 

Facciamo la scenic drive fermandoci continuamente per le foto, venire qui al tramonto è il TOP, non c’è praticamente nessuno e si gode di un bellissimo spettacolo.

 

diario di viaggio usa

saguaro tucson

 

Usciamo dal parco e arriviamo a Tucson che è buio, troviamo un pizza Hut e alla modica cifra di 12 dollari in 2 ceniamo.

Siamo troppo stanchi per apprezzare una cena decente quindi questa soluzione va benissimo, abbiamo altri 15 giorni per deliziarci con la cucina americana.

Rientriamo in hotel, il tempo di una doccia e siamo già a letto…sperando di riuscire a dormire un pò di più stanotte!!

 

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