Viaggiare non è mai abbastanza.

USA 2016: Diario di Viaggio – Day 17

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Arriviamo a Istanbul puntualissimi, niente da dire, la Turkish si è rivelata davvero un’ottima compagnia.

Prima della partenza ci avevano detto  che avremmo dovuto ritirare i bagagli da stiva anche se era solamente uno scalo perciò, anche se ci sembra molto strano, una volta scesi ci dirigiamo verso i nastri.

Niente da fare, dei nostri 4 bagagli nemmeno l’ombra.

Quindi ,visto che una sfiga così grande da farci perdere 4 bagagli contemporaneamente non può esistere, andiamo all’ufficio smarrimento bagagli a chiedere se avremmo trovato i nostri bagagli direttamente a Venezia.

L’addetto ci dice che ovviamente è così.

A questo punto ci chiediamo, ma cosa cavolo ci hanno detto quelli del call center?! 

Usciamo e troviamo il nostro autista ad accoglierci, l’hotel ha inviato una navetta a prenderci. 

Non possiamo fare a meno di notare il monumento commemorativo dell’attentato del 28 giugno e non nego che un po’ di ansia mi attanaglia lo stomaco a pensare che sono proprio in Turchia, a Istanbul.

Forse sarò paranoica io ma se avessi prenotato dopo di sicuro  non avrei scelto Turkish. 

Andiamo in hotel pensando di collassare dal sonno immediatamente invece continuiamo a rigirarci nel letto non riuscendo a dormire.

Vuoi vedere che il fuso inverso colpisce anche Luca?! 

Dopo un tempo che sembra infinito prendiamo sonno e la mattina dopo ci svegliamo un po’ intontiti ma pronti per andare alla scoperta di Istanbul.

Per prima cosa andiamo alla moschea blu dove sono obbligatori pantaloni lunghi e velo.

Volendo forniscono tutto loro ma onde evitare di mettere in testa qualcosa portata da tutti (e portare a casa ospiti indesiderati nei capelli) mi sono premunita di foulard.

Arriviamo all’ingresso e in fila non c’è nessuno, siamo i primi.

Dopo avermi squadrata mi danno un pezzo di stoffa blu e mi intimano di metterlo.

Io gli dico che ho già il mio di velo ma mi rispondono che quello mica è per la testa, quello è per le gambe.

Ma come, ho i pantaloni lunghi, perché mi fanno mettere questa specie di sacco blu che vorrebbe assomigliare a una gonna?!

Chiedo educatamente spiegazioni e mi rispondono che i miei jeans sono troppo attillati.

Resto basita ma poco posso fare, devo mettermi sta roba.

La indosso e Luca scoppia a ridere, col foulard e questo sacco di patate sono davvero uno splendore.

La moschea è davvero enorme e bella, merita la visita.

moschea blu

moschea blu

istanbul

 

Personalmente non capirò mai come una religione debba costringere le donne a certe regole  in nome di Dio.

Ma qui si aprirebbe un discorso troppo vasto e impegnativo quindi evito proprio di iniziarlo perché alla fine ognuno è libero di pensarla come vuole.

La nostra seconda tappa è la Basilica di Santa Sofia.

Anche questa è  enorme e bellissima anche se è in ristrutturazione.

Non facciamo praticamente fila per entrare, un bagarino ci racconta che prima degli attentati qui il discorso era ben diverso, la fila era lunghissima e la piazza brulicava di turisti mentre adesso ce ne sono pochissimi.

 

santa sofia

 

Finita la visita prendiamo l’hop on-hop off bus, abbiamo poco tempo ed è il modo migliore per avere una visione generale della città.

Che dire? Peccato non averle potuto dedicare una visita più approfondita, ci è sembrata davvero meritevole.

Il bosforo, il ponte  e tutti quei minareti sparsi un po’ ovunque le danno un aria mistica.

E’ quasi ora di avviarci all’aereoporto ma prima c’è tempo per un pranzetto a base di specialità turche.

I ristoratori fanno a gara per convincerci ad entrare nel loro ristorante, cosa comprensibile vista la scarsità di turisti in giro. Alla fine ne scegliamo uno e, spendendo una miseria, mangiamo molto bene.

E adesso si parte, direzione Ataturk, per l’ultimo volo di questa splendida vacanza.

Istanbul è famosa per il traffico ma arriviamo addirittura  in aeroporto in anticipo.

L’aereo parte puntuale e a Venezia troviamo i miei genitori ad attenderci.

Siamo a Venezia, questa super vacanza è davvero finita.  🙁

 

Cosa mi resterà di questo viaggio?

L’alba al Grand Canyon, la Monument Valley dal balconcino del The View, i caprioli fuori dalla porta della nostra stanza a Zion,  il vento gelido di San Francisco, la voglia di trasferirmi a San Diego.

E non posso certo dimenticare… l’odio per i cavalli. 😀

Soprattutto però mi lascia la consapevolezza che gli Stati Uniti mi hanno regalato uno dei viaggi più belli della mia vita, un viaggio che non dimenticherò mai, un viaggio che rifarei ancora e ancora. 

Pensavo che questo sarebbe stato il viaggio dei miei sogni e non avrei mai più rimesso piede negli Usa invece ho già fatto altri due viaggi nel west che tanto ci è rimasto nel cuore.

Non bisogna mai smettere di sognare, no?! 

Concludo con una foto del posto che più mi è rimasto nel cuore. A presto, USA!! 

 

grand canyon diario

 

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